segni della presenza dello spirito santo

Quindi mi piace avere questa immagine di Dio padre». Ora ho 23 anni e tutte le mattine continua a farmi quel gesto. «Sì, questa estate è morto un amico. Queste informazioni possono risultare preziose per ogni educatore, impegnato nell’affascinante avventura di guidare i giovani all’incontro con il Dio di Gesù, nella forza dello Spirito. Se temi la morte, Egli è la Vita. Questa esperienza comunque mi ha fatto capire che dovevo tenere al centro della mia vita Cristo. La parola «Spirito Santo» compare nelle 120 storie di vita che sono state raccolte per la ricerca sull’esperienza religiosa dei giovani italiani solo 17 volte in altrettante schede. Egli mi ha scelto per portare ai poveri la notizia della loro salvezza» (Lc 4,16-30).Nell’ora della resurrezione, lo Spirito è colui che dà vita all’Abbandonato del venerdì santo: lo Spirito lo restituisce alla vita, per poter riconciliare gli uomini con il Padre, assicurando così la vita piena per tutti (Rom 1, 4).Gesù consegna lo stesso Spirito ai suoi discepoli, per lanciarli, in modo competente e coraggioso, nella realizzazione della missione che ha affidato ad essi: «Io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. In alcuni casi si è trattato della morte di un amico e in altri di un familiare, oppure si è trattato dell’incontro con la malattia propria o di una persona cara. Razionalmente penso che non sia una cosa drammatica. In alcuni casi infatti imporre la fede religiosa può essere negativo perché l’individuo finisce per odiarla». Dimensioni storiche, teologico-spirituali ed apostoliche, LAS, Roma 1980; I movimenti nella Chiesa negli anni ’80, Jaca Book, Milano 1982; Brunetta G. – Longo A. «Con lui non mi trovavo d’accordo su molte cose, per esempio sul fatto che per lui gli obiettori che dovevano svolgere servizio nella Caritas dovevano essere persone che comunque avevano già maturato una scelta di fede ben precisa. Ho eliminato i quaderni, ho eliminato i libri, ho eliminato tutto, proprio perché a quella età è bello dare delle nozioni, cercare di attirare i ragazzi con degli argomenti interessanti e non sottoporli a dei discorsi troppo profondi e impegnativi».Nelle poche schede in cui se ne parla emergono sei diverse esperienze dello Spirito Santo. ”Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, io Ti adoro profondamente e Ti offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, presente in tutti tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi ed indifferenze con cui Egli stesso viene offeso; e per i meriti infiniti del Suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, Ti domando la conversione dei poveri peccatori!”. «Una persona che dava insegnamentii eccezionali a me e anche a molti preti come la condivisione della solidarietà, l’amicizia, il farsi carico dei problemi altrui. Ci dà la speranza di trovare qualcosa dopo, pensare che la persona cara persa stia meglio di noi.Anche in situazioni diverse dalla morte, quando tua madre sta male, o sei disperato, o non sai più cosa fare, la religione in quel momento ti aiuta 175.In altri casi la percezione di una presenza che dà senso alla vita, che la rende bella e che la ricolma, è indipendente dal confronto con l’evento della morte, in quanto nasce dalla gioiosa constatazione che la vita senza questa misteriosa presenza sarebbe più vuota e meno bella.Nel terzo brano qui raccolto questa presenza assume il nome e il volto di Gesù Cristo e acquisisce il centro della vita del giovane.«Uno si confida con gli amici sulla fede: ce l’hai o non ce l’hai ? Manca a questi giovani un quadro culturale, e quindi quel riferimento sia cognitivo che esistenziale che consenta loro di rileggere e di interpretare le loro quotidiane esperienze, i loro vissuti e le loro riflessioni, e di raggiungere una maggior consapevolezza della presenza dei doni misteriosi dello Spirito che pervadono e rendono più piena e ricca di senso la loro vita. Nel senso che se non ci fosse una vita dopo la morte, io mi comporterei nello stesso modo in cui mi sto comportando adesso». «Mi trovo a pregare per me e per mio marito. Siamo davvero al segno opposto di quello che è capitato a Babele, nell’impresa faraonica di costruire una città senza Dio. (ed.). Pensavo che fossero una grande quantità le cose che si dovevano fare e pensavo che io non posso morire adesso. Il Dio che Gesù rivela non fa pagare ad alto prezzo il perdono.Lo offre gratuitamente per restituire vita e speranza. Quindi dietro c’è l’opera dello Spirito Santo, anche se in quell’istante siamo capaci di parlarci in faccia. Lo sono quando ne fanno continuo e prolungato ricordo, come è tipico di alcuni di essi; lo sono anche quando lo stile della loro vita concreta rifugge dalle forme un po’ strane e appariscenti, tipiche dei primi. Ed io gli ho detto: «Non prendermi in giro». Come ha perdonato il ladrone sulla croce, così perdonerà anche i più cattivi. Secondo me morire soffrendo è la cosa peggiore».«Sarebbe bello invece morire la notte durante il sonno, andare a letto la sera bene e la mattina non svegliarsi più. Delle 17 schede in cui compare la parola «Spirito Santo», 12 fanno parte di storie di vita di giovani appartenenti a gruppi o ad associazioni ecclesiali e 5 di giovani lontani. La vittoria della vita sulla morte è il grande segno della presenza dello Spirito di Gesù, nell’esistenza personale e collettiva. Egli è intimo a noi stessi più di quello che lo possiamo essere per noi stessi. Il terzo atteggiamento è quello della paura della morte che nasce dalla paura del giudizio di Dio, dell’inferno e dell’infelicità eterna. «Per me Dio è un Padre, sin da quando ero piccola l’ho sempre visto come quello che mi vuole bene, che mi dà i doni maggiori. «Di non essere per niente libero davanti a questo, e davanti alla Parola che non si può servire Dio e il denaro, io vado sempre in crisi perché mi accorgo che in me c’è ancora questa schiavitù molto forte che certe volte non mi permette proprio di gustare il perdono e l’amore di Dio perché ancora ho il cuore da un’altra parte». Un giovane ventiquattrenne appartenente a un gruppo ecclesiale esprime, ampliandola alquanto, una concezione classica del rapporto tra Spirito Santo e Chiesa. ( Charles Peguy), ... per poter essere la Sua mano sulla spalla degli altri. È atroce preparare il funerale per una persona che sta per morire. La contraddizione non esiste perché questo differenziale di presenza tra i due tipi di segni indica solo che i giovani non sono stati educati attraverso una catechesi adeguata a riconoscere la presenza dello Spirito Santo e a una concezione trinitaria di Dio realmente interiorizzata. Il tema della libertà nelle storie di vita è affrontato nella stragrande maggioranza dei casi solo dal versante della libertà soggettiva personale e sociale... di quella che danno i genitori e gli educatori. Un giorno mi è capitata la pagina in cui Gesù sulla croce dice al ladrone: «Oggi stesso sarai con me in paradiso». Qualche volta quando prego e invoco la presenza fisica di Gesù». Purtroppo, la teologia tradizionale non ci dà buoni strumenti linguistici. "Piena di grazia Ti chiamo perchè la grazia Ti riempie; e se potessi, molta più grazia Ti darei. Abbiamo tracciato una specie di mappa concettuale. Ve ne sono due molto belle. [2]In questo stesso stile ci rivelano lo Spirito. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo. La lettura dell’esperienza giovanile dalla prospettiva dei «segni dello Spirito»… è un poco più consolante della verifica dei riferimenti espliciti alla sua presenza nella loro vita. Quindi io cerco il più possibile di dialogare con Lui».«Io dico le preghiere la sera: due per mia nonna e due per tutti gli altri defunti. In tutte le esperienze religiose è presente la constatazione del bisogno di riconciliazione, come risposta alla coscienza di riconoscersi peccatori. Credere in ciò però per me è molto faticoso».In questi due brani vi è invece il confronto con la morte di un’amica e di un amico da parte dei protagonisti delle storia di vita. «Va bene, non vorrei magari essere io la prima cliente». Mentre Dio, nonostante tutto, anche se ho paura del giudizio finale, lo vedo sempre come un amico, a cui posso rivolgermi e parlare. Per questo non ha confini, di nessun ordine e grado, e non è qualcosa di pattuibile o di rinunciabile, perché non è frutto né di conquista né di contrattazione. Questo perché queste due conquiste umane possono essere raggiunte solo attraverso la rinuncia alla fiducia prometeica in sé e al contemporaneo abbandono all’azione dello Spirito. ... PERCHE' E' LUI IL RAPPRESENTANTE DI CRISTO SULLA TERRA! " Sono più forti di ogni giudizio con cui cerchiamo di verificarli e valutarli. Vivo serenamente il rapporto con loro. Avere la fede per me è avere una speranza più che la fede, altrimenti è una grossa fregatura. Per realizzare una convivenza segnata dall’amore di cristiano, e non solo nel proprio gruppo ecclesiale, è fondamentale la capacità di perdonare e di chiedere perdono. Dev’essere un amico che cammina con noi, con cui confidare le nostre ansie, le nostre preoccupazioni e soprattutto dev’essere visto come un padre sempre buono e pronto ad accogliere. Gesù… sembra quasi preoccupato: senza la presenza dello Spirito si possono combinare disastri… per questo suggerisce di partire solo dopo essere stati trasformati dal suo Spirito. «Io dico le preghiere la sera: due per mia nonna e due per tutti gli altri defunti. «Io sono un essere debole, schiavo del peccato. Questo anche a causa di suo padre che non deve aver testimoniato una immagine di sé in grado di attivare la transazione verso la Paternità Divina.«Dio non lo sento lontano, anzi molto vicino: ho come l’impressione che Dio voglia farmi capire che sto sbagliando, che magari gli sto attribuendo colpe che non ha; lo sento di più come amico, meno come padre, forse perché la figura del padre è per me una figura severa. - Donerò un sorriso o una parola buona anche a chi, umanamente parlando, non lo meriterebbe. «Per quanto riguarda la presenza reale e concreta, io sento molto vicino lo Spirito. Egli è la sorgente della vita; è la forza che ci fa riconoscere Dio come Padre; è quel frammento della vita stessa di Dio che ci fa diventare pienamente figli suoi, come lo è Gesù di Nazareth. Si tratta comunque di un gruppo minoritario dove normalmente la paura della morte nasce dal dubbio circa l’effettiva esistenza dell’aldilà o, più facilmente, dalla mancanza di fede.«Anche se so che io con la resurrezione ho una vita e posso credere all’al di là, ci credo, però ho paura della morte, perché ho paura di soffrire, anche se attraverso Lui, so che ci potrebbe essere».«Invece io ho una grande paura della morte, proprio perché non ho fede, non so quello che succederà domani e quindi sono estremamente attaccato a quello che è la vita terrena». Fa, si impegna, progetta e inventa, sapendo di dover mettere a disposizione una competenza grande e motivata; riconosce però di produrre risultati più grandi delle premesse che ha saputo porre. Viene superato il silenzio e ci si immerge in una consapevolezza riflessa, rispettosa del mistero e, nello stesso tempo, coinvolgente tutta la propria esistenza, solo a precise condizioni. Quindi ho cercato il senso di quella diversità, ho cercato di capire le cose in cui si crede anche se sono diverse da quello che pensi. Vendono i loro campi e consegnano a Pietro il ricavato per i poveri. Quindi io cerco il più possibile di dialogare con Lui». [6] La teologia ha tentato, con fortune alterne, degli elenchi. Di fronte alle situazioni vivevo sentimenti d’inferiorità rispetto agli altri, di diversità, di solitudine, incapacità di fare le cose, sentirmi incapace, mentre in realtà non lo sono. Cristo (Messia in ebraico) significa “unto” dello Spirito di Dio. Video realizzato dalla Pastorale Giovanile dell'Arcidiocesi di Pisa. Io su questo non ero assolutamente d’accordo perché ritenevo che innanzitutto il servizio in sé è un’esperienza altamente formativa». «Sì, sicuramente la mia fede mi ha aiutato, perché la solidarietà, il rispetto per gli altri, la fratellanza, il volersi bene, tutte queste cose, mi hanno aiutato a superare tanti problemi, tante difficoltà e tante reticenze». Dal profondo della sua angoscia, riscopre Gesù, il suo Signore e Salvatore: «Rendo grazie a Dio che mi libera per mezzo di Gesù Cristo, Signore nostro». Il potere di questa persona di attirare su di sé le attenzioni, al di là dei miracoli, ma per quello che ha fatto, la sua vita, come l’ha vissuta, con sacrificio, con la sofferenza, cioè senza mai prendersi niente da noi. In quel momento mi sono molto spaventato. In questo caso, basterebbero informazioni adeguate. Più forse dell’immagine della luce è stimolante il concetto che la presenza dello Spirito è visibile attraverso segni come quello della libertà e della realizzazione della persona. Perché quando io dico che mi sento libera e realizzata, credo anche che queste cose non siano mie, cioè non dipendano dalla mia buona volontà, dalla mia fatica, ma dallo Spirito Santo». Alcune volte è un monologo, spesso è soltanto uno sfogo. Gesù consegna lo stesso Spirito ai suoi discepoli, per lanciarli, in modo competente e coraggioso, nella realizzazione della missione che ha affidato ad essi: «Io manderò su di voi lo Spirito Santo, che Dio, mio Padre, ha promesso. Un altro mi ha detto: «Ma no, scusa, perché hai paura dell’inferno? La parola solidarietà ha la stessa frequenza, tra l’altro, della parola Spirito Santo, e quindi è stata usata nelle storie di vita con molta parsimonia. Certo stando male dentro, eppure ho visto Dio che mi precedeva e che mi aiutava anche ad affrontare questa situazione, che mi aiutava a uscirne e a stare un po’ tranquillo».«Non lo so neanche io, non so perché, sì io vedo Dio come il Padre, un padre diverso, non padre carnale, diciamo. Eppoi c’è tantissima libertà anche se bisogna imparare a condividere le idee degli altri e a dare libertà agli altri». L’uomo senza questo aiuto dello Spirito non riuscirebbe a perdonare.«Io credo che chiedere perdono e farsi ultimo davanti a una persona che tu pensi abbia sbagliato nei tuoi confronti, è una cosa bellissima. La risposta a questa contraddizione può essere data con l’osservazione che le forme magico-esoteriche sono praticate da quella minoranza di persone che nutre una irrefrenabile nostalgia per il sacro magico e che non si collocano all’interno della tradizione cristiana ma al massimo nella sua deriva, costituita dalla religiosità popolare o dalle contaminazioni new age. Sia quando mi si deve fare una critica, sia come condivisione di angosce e di gioie, senza però un bisogno di esprimere particolare dolcezza e amorevolezza. «Penso che Gesù ha sempre perdonato, non nel senso che ha perdonato con atteggiamento sufficiente e superficiale, ma ti capisce. È stata un’esperienza disarmante, perché mi ha insegnato che l’uomo vivente è gloria di Dio, l’uomo è grande in quanto tale, anche se a volte è mascherato, sfigurato, abbrutito». Di fatto, però, se viviamo e speriamo con forza e con fantasia, possiamo riconoscere l’esito del dono… ed è aperto un prezioso cammino educativo, che può portare a far riconoscere progressivamente anche il nome di colui che ci pervade, anche se non lo sappiamo e non lo riconosciamo esplicitamente. Ritengo infatti che è sempre lo Spirito Santo che parla attraverso il Papa, i Vescovi, i sacerdoti. Questo cammino richiede inizialmente un rinnegamento forte e risoluto, per prendere le redini della propria volontà e offrirle a Gesù, dando a Lui la piena libertà di condurre la vita e dirigerla solo dove vuole Lui. Insomma della morte ho abbastanza paura e non riesco a vederla come il momento dell’incontro con Dio. [2] «Le parole di Dio, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al parlar dell’uomo, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile all’uomo» (DV 13). Incontrare tante persone diverse, venire a contatto con persone di altre nazionalità e viverci insieme. Io non ho paura, anche perché credo che ci sia una vita oltre la morte».«Non vivo la morte in modo traumatico, non sono angosciata da questo pensiero, perché una persona che crede sa anche che la vita non finisce qui. Lo Spirito Santo è “acqua viva” che sgorga da Cristo crocifisso e che in noi zampilla nella Vita Eterna. Sono convinto che uno, per riuscire a reagire di fronte a queste situazioni, deve poter credere a qualcosa, aggrapparsi a qualcosa, pensare che comunque c’è qualcosa al di là che ti dà una speranza. «Dio non lo sento lontano, anzi molto vicino: ho come l’impressione che Dio voglia farmi capire che sto sbagliando, che magari gli sto attribuendo colpe che non ha; lo sento di più come amico, meno come padre, forse perché la figura del padre è per me una figura severa. Non possiamo, infatti, cercare un evento che è mistero grande né possiamo concludere sulla sua presenza o sulla sua assenza, sulla scorta degli indicatori con cui dichiariamo presente o assente una persona nell’esistenza di un’altra. Conclusione Dai brani delle storie di vita esaminati emerge una sorta di frammentazione dell’esperienza dello Spirito Santo. Se a questo si aggiunge la considerazione che nelle storie di vita in cui è avvenuto il conteggio dell’uso della parola Spirito Santo i giovani parlano diffusamente della loro esperienza religiosa, allora si deve dedurre che lo scarso utilizzo di questa parola deve essere considerato un indicatore significativo. Le testimonianze che seguono indicano più o meno chiaramente la presenza di questa convinzione nei giovani che le rendono. Io non vedo alcuna differenza tra Dio, Gesù e lo Spirito Santo: per me è uno, non faccio distinzioni. Nell’adolescente l’esperienza è stata talmente intensa che l’ha indotta a chiedere di non lasciare la Chiesa e la fede. «Come lo era stato per me lo sarebbe potuto essere anche per altre persone. Silvana De Mari nell’articolo seguente dal titolo “Covid 19, come non ammalarsi e come guarire, perché sia Covid 19, non Covid 1984” impartisce buoni consigli per evitare e curare le epidemie in generale. Il far fare esperienza, come è stato appena ricordato, è una di queste espressioni. Invece è un Dio personale, un Dio che parla personalmente a me. Come ne parlano? Le espressioni inerenti la solidarietà che gli intervistati hanno raccontato vanno da quella che non riconosce nella solidarietà alcuna dimensione spirituale, perché è ritenuta un carattere quasi biologico dell’uomo, a quelle in cui compare l’insegnamento e la testimonianza di Gesù. Vendono i loro campi e consegnano a Pietro il ricavato per i poveri. La Lettera ai Galati è un grande, riconoscente inno alla libertà. Dipende da cosa mi fanno le persone».Infine vi è un episodio nato da uno scontro tra un parroco e un tossicodipendente, in cui chi ha alzato le mani è stato il parroco e che comunque ha provocato una denuncia penale al giovane protagonista della storia, dove la difficoltà a perdonare da parte del parroco è vissuta come una vera e propria contro-testimonianza dell’amore di Dio manifestato attraverso Gesù agli uomini e reso vivo dalla presenza dello Spirito.«Mia nonna e mia madre sono andati dal prete, da Padre Biagio, a inginocchiarsi, e a chiedere il suo perdono, così mi lasciavano libero i carabinieri. Lui non è un Dio che punisce». Invece se uno ce l’ha, ha anche speranza per il futuro».«È un’esperienza forte con una ragazza che mi ha fatto capire che non dovevo mettere niente al centro della mia vita oltre Cristo. Gesù sta dappertutto, quindi basta che tu, se riconosci che hai fatto i tuoi peccati, chiedi perdono. Fa ormai parte del suo vivere: ci vede chiaro di fronte agli obblighi della legge, ce la mette tutta per osservarli fedelmente; e si trova a fare i conti continuamente con i suoi tradimenti. La nube, ora scura e ora luminosa, rivela il Dio vivo e salvatore, nascondendo la trascendenza della sua Gloria: con Mosè sul monte Sinai, nella tenda della riunione e durante la camminata nel deserto. Cioè: nel corso di una vita normale dimostrare all’altro che la cosa più importante è proprio lui, non tanto le proprie voglie.

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