martino de leyva figli

Osio si introduce nel convento utilizzando metodi che hanno davvero del boccaccesco: scale appoggiate alle finestre, buchi nei muri, travestimenti da monaca… Ma ad un certo punto la conversa suor Caterina – forse perché esclusa dalla tresca – comincia a ricattarli e la situazione precipita; il conte non ci pensa due volte a ucciderla a bastonate e a seppellirla nel pollaio con la complicità delle tre donne. Questo non sembra, invece, essere stato il destino iniziale di Marianna. [9], «"Retirato nel suo giardino quale è contiguo alla muraglia del monastero"». Function: view, File: /home/ah0ejbmyowku/public_html/index.php Il 15 novembre del 1607, dopo l'arresto a Monza, suor Virginia de Leyva venne trasferita a Milano nel monastero delle benedettine di Sant'Ulderico, dette monache del Bocchetto. Function: view, Principi di Ascoli Satriano e marchesi di Atella, Luigi Antonio, figlio di Antonio II, era cugino di. Lei cerca disperatamente di raggiungere la riva ma lui la colpisce violentemente sulla testa con il calcio di un archibugio. Ciò che fece durare la loro relazione a lungo fu il forte potere persuasivo della Monaca e dei molti privilegi dei quali abusava e il fascino esercitato dall'Osio anche sulle monache. Costrettavi dal padre Martino, conte di Monza, il 12 settembre 1591 pronunziava i voti religiosi tra le umiliate, assumendo il nome di suor Virginia Maria. Avaro, egli non avrebbe mai potuto persuadersi che una figlia dovesse costargli una parte delle sue ricchezze… superbo, non avrebbe creduto che nemmeno il risparmio fosse una ragione bastante per collocare una figlia in luogo men degno della nobiltà della famiglia: ignorante, egli credeva che tutto ciò che potesse mettere in salvo nello stesso tempo i danari e la convenienza fosse lecito, anzi doveroso;… erano questi nelle sue idee, i talenti che gli erano stati dati da trafficare, e dei quali gli sarebbe un giorno domandato ragione”.In questa ottica va vista anche l’educazione religiosa che Geltrude (e quindi anche la nostra Marianna) dovette ricevere.Marianna trascorre i primi anni a Palazzo Marino, nella più totale assenza degli affetti familiari, affidata alle cure di una balia con la “sovrintendenza” della zia paterna, donna Marianna De Leyva Soncino, donna terribile e di una religiosità oltremodo bigotta quanto autoritaria (basti dire che obbligò un figlio a divenire Carmelitano e, in punto di morte fece giurare al marito di abbandonare tutto e tutti per farsi cappuccino, a prendere il nome da religioso di Ambrogio e a recarsi in Marocco e in Algeria a predicare il Vangelo, nelle terre di missione, ai “miscredenti” e che rifiutò di allevare direttamente lei la nipote, per il solo motivo che, avendo ella solo figli maschi, non riteneva “cosa moralmente accettabile” che una fanciulla, per quanto infante crescesse “in promiscuità” con i suoi figli).Ma qual’era la “religione” insegnata a Marianna?Sempre il Manzoni, parlando di Geltrude (ma le medesime considerazioni valgono appieno anche per Marianna De Leyva) ci informa, poi, che: “quanto alla Religione, ciò che è in essa di più essenziale, di più intimo,… non era stato mai istillato né meno insegnato alla picciola Geltrude; anzi il suo intelletto era stato nodrito di pensieri opposti affatto alla Religione… i parenti di Geltrude l’avevano educata all’orgoglio, a quel sentimento cioè che chiude i primi aditi del cuore ad ogni sentimento cristiano, e gli apre a tutte le passioni. Mariana entra dunque in monastero con una promessa di dote ma “ereditando”, in realtà, solo il nome della sua illustre casata (come il Manzoni stesso, nel Fermo e Lucia, farà laconicamente e amaramente dire a Geltrude: “… io non ho da essi ereditato che il nome…”).Anche se inizialmente il destino di Marianna non combaciava con quello della Geltrude manzoniana, non molto difforme doveva essere il padre di Marianna da quello di manzoniana memoria di cui Manzoni ci fornisce una “superba descrizione” nel Fermo e Lucia. Il letterato monzese Bartolomeo Zucchi, che intrattenne una breve corrispondenza con la novizia Virginia Maria de Leyva prima che cadesse in disgrazia, si vantava di essere un lontano parente dei de Leyva.[10]. Iscriviti per ricevere la Newsletter gratuita di CulturaCattolica.it e rimanere sempre aggiornato su news ed eventi, Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Line: 192 Siamo davvero una fortuita eccezione o l’impenetrabilità del cosmo nasconde altri […], Cover Amedit Magazine n° 4 “Renato Zero” by Morsillo, Cover Amedit n° 10, Marzo 2012 “Carmelo Bene & Madonna” by Iano. Martino de Leyva si risposò a Valencia, in Spagna, nel 1588 facendosi una nuova famiglia e dimenticandosi del tutto della figlia Marianna a Monza. Monzese doc, curiosa scopritrice della propria città, amante degli [4] Sotto il precedente breve dominio di Francesco I di Francia il territorio monzese (circa 30 kq) era stato assegnato a Artus Gouffier de Boisy (menzionato nelle fonti italiane come Arturo Goufier).[5]. Nonostante la Chiesa con il concilio di Trento fingesse di condannare le “vocazioni obbligate” – che erano punibili anche con la scomunica – l’usanza era radicata e diffusa. Borromeo, Sr. Virginia: conversione o psicosi? Il 6 giugno 1648 segnò la data della fine del dominio della famiglia de Leyva sulla contea di Monza ceduta dagli ultimi eredi della casata, Luigi Antonio[7] e suo cugino Gerolamo[8] ai quattro fratelli Durini che acquistarono feudo e qualifica di conte di Monza per 30.000 ducati d'oro napoletani, pari a 150.000 lire imperiali. Dall’alto della sua autorità, lo diffida dall’avvicinarsi al convento e gli ingiunge di lasciare in pace le monache e le ragazze. È un vero e proprio rito sacrificale, il cui culmine è quando il patriarca che officia  proclama: “Io ti sposo a Gesù Cristo. Il feudo di Monza fu tolto da Carlo V a Kaspar von Frundsberg (menzionato nelle fonti italiane come Gaspare Frantsperg) e dato a Antonio de Leyva col rango di contea ma non senza qualche difficoltà. Già questo si può ben considerare “un furto” nei confronti della piccola Marianna; ma il padre non si ferma qui.Secondo il racconto del Manzoni, Gertrude è destinata al chiostro fin dalla nascita. [1] Tale personaggio aiutò Alfonso X di Castiglia a sopprimere la ribellione guidata da Filippo di Castiglia e fu inviato come ambasciatore a Granada dove i ribelli avevano trovato rifugio presso Muhammad ibn Nasr. Con sfrontata spavalderia l'Osio volle quindi osare riprendere la tresca, ma stavolta con una monaca di alto lignaggio, ovvero proprio colei che l'aveva ostacolato. LA VITA NEGATA | La vera storia di Marianna De Leyva, la Monaca di Monza, Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Pocket (Si apre in una nuova finestra), Fai clic per condividere su Telegram (Si apre in una nuova finestra), Clicca per condividere su Skype (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Pinterest (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Tumblr (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per condividere su Reddit (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per inviare l'articolo via mail ad un amico (Si apre in una nuova finestra), Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra), OCTAVE MIRBEAU | Studi Mirbelliani Italia / Études Mirbelliennes Italie, NDE EXPERIENCE – esperienze di premorte | SCHERMO DI LUCE, NDE EXPERIENCE – esperienze di premorte | LUCE DELLA CASA, NDE EXPERIENCE – esperienze di premorte | LA SCALA DI LUCE. Rivista Amedit-Amici del Mediterraneo, trimestrale di Letteratura, Storia, Arte, Scienza, Cinema, Musica, Costume e Società. Fu in quella occasione che i seguaci del duca Francesco II Sforza distrussero, minandola, la torre del castello di Monza, mai più da allora ricostruita.Nel 1529 Antonio de Leyva divenne signore di Monza. Marianna, nasce nel 1575, da don Martino De Leyva e da donna Virginia Marino (che all’epoca del matrimonio con don Martino, era vedova con cinque figli). L'arcivescovo Federico Borromeo, messo al corrente della vicenda, ordinò un processo canonico nei confronti della monaca di Monza: al termine del procedimento suor Virginia fu condannata a essere "murata viva" nel Ritiro di Santa Valeria, dove trascorse quasi quattordici anni chiusa in una stanzetta (2,50 x 3,50) priva quasi completamente di comunicazione con l'esterno, ad eccezione di una feritoia che permetteva il ricambio di aria e la consegna dei viveri indispensabili. Il temperamento di suor Virginia, in quanto feudataria di Monza e appartenente ad una delle più influenti famiglie del ducato spagnolo di Milano, era altezzoso e arrogante: malmenava alcune consorelle non obbedienti e perseguitò la sospettosa priora Francesca Imbresaga, destituendola dall'incarico e assegnandole umili lavori da svolgere. La saluta ogni volta che la scorge alla finestra, le invia delle lettere. cit., pag.23-383-384, Sancho Martínez, signore di Leyva, godette del, Batallas y quinquagenas Tomo II - Juan Martinez de Leyva pag.285, El régimen señorial en Castilla. L. Lopriore, Ascoli di Capitanata Tra Medioevo ed Età Moderna, Foggia 2008, pag. La storia è costellata di “malmonacate”; così erano definite quelle giovani donne che venivano forzatamente rinchiuse in convento senza che manifestassero alcuna reale vocazione. Il letterato monzese Bartolomeo Zucchi, che intrattenne una breve corrispondenza con la novizia Virginia Maria de Leyva prima che cadesse in disgrazia, si vantava di essere un lontano parente dei de Leyva.[10]. Portico di ingresso all'ex convento di Santa Margherita, Monza: ingresso dell'ex convento di Santa Margherita, sulla piazzetta omonima, a fianco della, Monza Parco ponte delle catene al trivio del viale dei Sospiri, La monaca di Monza nella cultura di massa, Alma Francesca: amatissimo frutto di un amore proibito, Lo scandalo che nella persona di suor Virginia de Leyva vide coinvolta una delle più potenti famiglie spagnole dell'epoca ebbe un riflesso immediato a livello europeo, seppur volutamente oscurato per ovvi motivi, nella pubblicistica dell'epoca che per forza di cose era religiosa con fini moraleggianti e edificanti. Possiamo riscontrare questa cosa anche nel fatto che una parte della sua personalità la spinge ad aiutare Lucia, un'altra a fare il contrario, in quanto provava invidia per Lucia, che si stava per sposare, mentre lei non avrebbe mai potuto.[23]. Una grande storia d’amore e di passione quella che Marianna visse con Gian Paolo Osio e che andremo subito a raccontarvi. “non è un Cattelan” by Iano, Cover Amedit Magazine n° 8, giugno 2011. Ciò ha fatto ritenere che la relazione tra suor Virginia e l'Osio fosse ormai pressoché di dominio pubblico e non si facessero molti sforzi per nasconderla. ALTRA FREQUENZA | I defunti ci parlano sulle onde corte? La seconda vittima, eliminata da un sicario del conte, é lo speziale Rainero Roncino che aveva fornito i medicinali usati durante le gravidanze della Signora. La faccenda non si limitò solo ad una sgridata: il fatto fu riportato ai genitori di Isabella e questi la portarono via dal monastero. I Leiva (anche menzionati come de Leiva o de Leyva) furono un'importante famiglia storica spagnola. Gian Paolo Osio invece, condannato a morte in contumacia e ricercato, si rifugiò a Milano presso i nobili Taverna suoi amici, ma essi lo tradirono e lo uccisero a bastonate nei sotterranei del loro palazzo in corso Monforte, non tanto per incassare la taglia che era stata offerta per la sua cattura, ma piuttosto per opportunità politica. Ciò permise a don Martino di poter aspirare, a cariche di prestigio (cosa per la quale erano necessari molti soldi).Marianna, prima ed unica figlia della coppia, nasce l’anno successivo al matrimonio.La madre muore di peste quando Marianna ha circa un anno. Figlia primogenita di un nobile spagnolo, il conte di Monza Martino de Leyva y de la Cueva-Cabrera, a tredici anni fu costretta dal padre a entrare come novizia nell'Ordine di San Benedetto; a sedici anni pronunciò i voti e diventò la monaca suor Virginia Maria, dal nome della defunta madre. cit., pag.17 - 383 - 384, 1. By Iano, “Laico Subito”. Verifica dell'e-mail non riuscita. Secondo il Ripamonti due altre monache favorivano l'intrigo, coinvolte, forse non ignara la Signora, in una relazione a tre: esse infatti «soggiacquero con l'Osio». Line: 107 La piccola cresce con un destino segnato, costretta a giochi solitari con bambole vestite da suora. Viaggio nel paese dell’omofobia | di Simone Alliva, PERCHÉ LEGGERE OCTAVE MIRBEAU | di Massimiliano Sardina, CHE SI DICE A BARI? Il matrimonio non fu, per don Martino, privo di interessanti risvolti economici. Avrebbero addirittura rischiato di perdere la vita, per mano di padri e fratelli. La bambina è molto ricca anche da parte di madre, che è Virginia Maria Marino, figlia di quel banchiere milanese ricordato per la costruzione di Palazzo Marino. Come scriveva Diderot: “La miseria avvilisce, la clausura deprava.”. La bambina è molto ricca anche da parte di madre, che è Virginia Maria Marino, figlia di quel banchiere milanese ricordato per la costruzione di Palazzo Marino. [4] Poi cede, e dal parlatorio alla camera da letto il passo è breve. È un punto di non ritorno perché la storia boccaccesca si trasforma in una vicenda efferata. Gli eredi godevano a turni di due anni ciascuno dei diritti feudatari, e potevano fregiarsi del rango di conte di Monza: anche Marianna condivise il feudo con i fratellastri. Riscuoteva i tributi e s'informava sui problemi dei monzesi. Gian Paolo è un uomo deciso e da quel momento comincia  a rivolgere le sue attenzioni  proprio alla Signora. bicicletta alla scoperta di cose nuove da condividere. Infatti, è vero che “È uno dei caratteri più ammirabili e più divini della religione cristiana, di potere in qualunque circostanza dare all’uomo che ricorra ad essa, un rimedio, una norma, e il riposo dell’animo” e che “Quegli stesso, che per violenza altrui o per suo fallo, o per sua malizia s’è posto in una via falsa può ad ogni momento approfittare di questi beneficj. (Salmo 138,15), Monza nella storia e al tempo di sr. Virginia, L’infanzia di Marianna De Leyva, la Monaca di Monza, La Monaca di Monza manzoniana: l’infanzia di Gertrude, La Monaca di Monza manzoniana: Gertrude educanda, La Monaca di Monza manzoniana: ingresso e vita in monastero, Inizio della relazione con l’Osio: "Odi et amo", La relazione con l’Osio: un’alternanza di desiderio e rimorso, passione e timore, Alma Francesca: amatissimo frutto di un amore proibito, Sr. Candida Colomba Brancolini: l’amica timorosa, Sr. Silvia Corona Casati: l’amica superficiale, Sr. Ottavia Ricci: l’amica intima e la confidente, La vita religiosa all’interno del monastero di S. Margherita, Le superiore in carica al tempo della relazione: Madre Francesca Imbersaga, Madre Bianca Caterina Homati: la Superiora compiacente, Le voci si intensificano: prime conseguenze, Sr. Ottavia, sr. Benedetta e Gio Paolo dopo l’arresto di sr. Virginia, La pena: Sr. Virginia reclusa a S. Valeria, Il Cardinal Federico Borromeo nei Promessi Sposi, L’incontro di Sr. Virginia col Card. La tresca intanto continuò assumendo carattere quasi consuetudinario con scambi di regali reciproci fra i due amanti. L. Lopriore, Ascoli di Capitanata Tra Medioevo ed Età Moderna, Foggia 2008, pag. Dopo quasi quattordici anni trascorsi in una celletta di 1,50 per 2,50, murata la porta e la finestra «in modo che non vedesse se non tanto spiracolo bastante a pena per dire l'Ofitio», suor Virginia fu esaminata dal cardinale Borromeo e trovata redenta: le fu quindi concesso il perdono, ma ella volle rimanere nello stesso malfamato ritiro di Santa Valeria. Il conte Osio a questo punto tenta di eliminare anche le due dame di compagnia che, in preda alla tensione, sono sul punto di confessare tutto: le conduce con un pretesto sul fiume Lambro e spinge in acqua suor Ottavia. by Iano. Il processo a suo carico si concluse il 17 ottobre 1608 con la condanna alla reclusione a vita in una cella murata. Cominciano dei casti corteggiamenti e anche degli scambi di regali finché un giorno Osio passa alle maniere forti e si consuma un primo contatto carnale, cui Virginia inizialmente tenta  di sottrarsi. La bambina è molto ricca anche da parte di madre, che è Virginia Maria Marino, figlia di quel banchiere milanese ricordato per la costruzione di Palazzo Marino. Nel 1527, il 25 febbraio, Antonio de Leyva (1480-1536), governatore e comandante supremo degli imperiali di Carlo V, mise spietatamente a sacco la città di Monza per remunerare le sue truppe. Venuta a conoscenza della relazione, Suor Virginia (contessa di Monza e maestra delle educande) riprese aspramente l'educanda e fece letteralmente una scenata all'Osio. Invidia. È  gelata, sdraiata bocconi sulla fredda pietra con indosso solo un camice leggero. Nelle notti primaverili, quando i profumi del pitosforo e dei roseti che fioriscono nei giardini esterni penetrano dalle finestre del convento insieme al chiarore lunare, lo struggimento diviene per lei quasi intollerabile. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 18 nov 2020 alle 01:16. Cover Amedit n. 15 – Giugno 2013. Ma la Signora di Monza sopravviverà ancora a lungo, sempre in clausura, per spegnersi a settantaquattro anni (un’età eccezionale per l’epoca) dopo una vita lunga ma mai pienamente vissuta. Queste manovre inconcludenti durarono alcuni mesi fino a quando i due s'incontrarono fuori dal parlatorio, ma nulla avvenne in quanto era presente suor Ottavia. Il dominio effettivo dei de Leyva sulla contea di Monza durò 121 anni. Nella concisione di questa celebre frase si coglie la gravità del gesto, tanto per la trasgressione di Gertrude ai voti monacali, quanto per le conseguenze drammatiche che ne deriveranno. Le sue giornate trascorreranno  tutte uguali nel chiuso  del convento, nel silenzio ovattato dei corridoi, nelle penombre delle celle. Due anni dopo, nel 1591, prende i voti definitivi con il nome della madre e diventa suor Virginia Maria. Il 6 febbraio 1531 Francesco II Sforza (1495-1535) investì ufficialmente della contea di Monza Antonio de Leyva (1480-1536). Donna Virginia, infatti, era figlia, nonché erede, di uno dei più facoltosi uomini di Milano, il banchiere Tommaso Marino egli accordi matrimoniali stabilirono che Virginia avrebbe portato in dote 50.000 scudi (che furono poi commutati nel possesso di buona parte di palazzo Marino – una “quota” di valore equivalente se non superiore alla cifra pattuita. La confessione delle due suore costerà al conte la condanna a morte e il sequestro dei beni. Stesa tra due candele accese e coperta  da un pesante drappo nero, la giovane Marianna vive il proprio funerale. Maria Anna de Leyva era figlia di Martino de Leyva e di Virginia Maria Marino; Martino era per diritto ereditario conte di Monza, quindi bisnipote di quell'Antonio de Leyva distintosi nella battaglia di Pavia del 1525 per i cui meriti fu investito del feudo di Monza da Carlo V. Martino de Leyva era a sua volta figlio di Luigi de Leyva, primo governatore spagnolo di Milano. Le famiglie, in genere per limitare la dispersione del patrimonio, si arrogavano il diritto di scegliere del destino di queste sventurate che non si ribellavano perché un “no” sarebbe stato massimamente scandaloso e la sfida sarebbe stata peggiore della condanna al monastero. Marianna nasce il 4 dicembre 1575, primogenita di un nobile spagnolo, il conte di Monza Martino De Leyva, figlio del primo governatore di Milano. Fu in quella occasione che i seguaci del duca Francesco II Sforza distrussero, minandola, la torre del castello di Monza, mai più da allora ricostruita. [6] Donna Virginia Marino (nata a Genova nel 1541, morta di peste a Milano nel 1576), 2º duchessa di Terranova (con i casali di Galatona, Molochio, Radicena, Jatrinoli, Rizziconi, San Martino e Casalnovo) e baronessa di San Giorgio, Gioia e Gerace (con i casali di Antonimina, Canolo e Portigliola e la relativa mastrodattia), sposò in prime nozze, nel 1562, Ercole Pio, signore di Sassuolo (morto nel 1571), da cui ebbe Marco III Pio di Savoia, e in seconde nozze a Milano, nel 1574, don Martino de Leyva, conte di Monza (Milano 1550-Valencia 1600), genitori della famosa monaca di Monza, Principi di Ascoli Satriano e marchesi di Atella, Luigi Antonio, figlio di Antonio II, era cugino di. Ormai era diventata un elemento scomodo in quanto continuava a ricattarli; così una sera Gian Paolo Osio la uccise con tre colpi sulla testa, usando un piede di porco, e poi, con l'aiuto di suor Virginia (di solito poco collaborativa), suor Benedetta e suor Ottavia, ne nascose il corpo nel pollaio del monastero e fece un buco nella muraglia per dare ad intendere che fosse scappata; successivamente rimosse il cadavere. El estado de Baños y Leiva, Storia di Milano - Cronologia di Milano dal 1526 al 1550, Storia di Milano - Cronologia di Milano dal 1551 al 1575, Storia di Milano - Cronologia di Milano dal 1576 al 1600, Storia di Milano - Cronologia di Milano dal 1601 al 1625, Storia di Milano - Cronologia di Milano dal 1626 al 1650, Stampa, poi Casati Stampa di Soncino sec.XVI, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=De_Leyva&oldid=116737847, anche principe di Ascoli; figlio di Juan Martinez, il primogenito Antonio fu principe di Ascoli, Virginia fu madre di Marianna, Anna di Luigi II, Antonio II e Gerolamo, con i fratellastri Luigi II, Antonio II e Gerolamo, barone di Trippi, cavaliere di Calatrava, castellano di, il ducato di Milano passò sotto l'imperatore, 4º principe - Luigi Antonio de Leyva (....-....), 5º principe - Antonio Luis Benítez de Lugo (....-. Donna Virginia Marino (nata a Genova nel 1541, morta di peste a Milano nel 1576), 2º duchessa di Terranova (con i casali di Galatona, Molochio, Radicena, Jatrinoli, Rizziconi, San Martino e Casalnovo) e baronessa di San Giorgio, Gioia e Gerace (con i casali di Antonimina, Canolo e Portigliola e la relativa mastrodattia), sposò in prime nozze, nel 1562, Ercole Pio, signore di Sassuolo (morto nel 1571), da cui ebbe Marco III Pio di Savoia, e in seconde nozze a Milano, nel 1574, don Martino de Leyva, conte di Monza (Milano 1550-Valencia 1600), genitori della famosa monaca di Monza, File: /home/ah0ejbmyowku/public_html/application/views/user/popup_modal.php | Monza Reale, http://monzareale.com/2015/04/15/marianna-de-leyva/, Gio Evan: il reading del curioso poeta a Le Cucine di Villa reale, “Torta di mandorla e cachi” creata da Dolci da Matti per un gustoso week end, Teodolinda, regina dei Longobardi: la dama di ferro, Love Coach: il consiglio di Monza Reale per San Valentino. La giovane non agisce, agiscono gli altri per lei. Si è certi del fatto che l'Osio prese la cattiva abitudine di osservare, dalla sua tenuta, le educande che passeggiavano e giocavano nel cortile del monastero. C’è qualcuno là fuori? DE LEYVA, Virginia Maria. […] http://monzareale.com/2015/04/15/marianna-de-leyva/ […], Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. [13], L'8 agosto 1604 suor Virginia diede alla luce la figlia Alma Francesca Margherita, che l'Osio portò a Milano perché fosse battezzata solennemente nella chiesa di Sant'Andrea, con un padrino all'altezza delle sue origini aristocratiche ovvero il conte Francesco D'Adda.

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